Improvvisamente tutte le auto si bloccarono, si spensero i motori e fu silenzio. Un uccello in volo girò la testa verso il basso. Crac, partì un bullone, strok, saltò un vite, spring, scricchiolò un rivetto. L’uccello smise di battere le ali per capire. Poi un altro sparo, uno schiocco, quindi un colpetto. Due uomini con le auto affiancate si guardarono per un istante breve. La signora con il cane sul sedile abbassò lentamente il finestrino a mano. Gnic, gnic. Silenzio. C’era una fila interminabile di vetture che andava verso la città e un altra fila enorme che usciva. String. Partì un altro bullone, che con un breve fischio andò a conficcarsi al centro del cartello stradale. Reggio Emilia. Rimini 193.E poi fu l’imprevedibile, l’inevitabile, la conclusione. Un concerto metallico di cerniere, un frigolare schiodante di saldature, un alterco scomposto di spasmi, vibrazioni e giunture. Si staccò un paraurti, cadde di lato una portiera, il baule del coupè precipitò indietro. Clang. Ci volle un attimo. Nel breve spazio di un secondo tutte le auto si aprirono come fiori sbocciati. Schiantarono al suolo in un fragore di metalli, di plastica e di vetri. Una pneumatico rotolò solitario in mezzo alla strada. In tutta la città, ogni automobile, ogni furgone, ogni camioncino, si era aperto in mille pezzi come un’anguria affettata. E gli uomini rimasero lì con il volante in mano. Migliaia di conducenti, autisti, impiegati ed avvocati erano fermi seduti sul sedile, in mezzo alle lamiere, composti e precisi come manichini. Con le mani avanti a ore 10.10. Si guardavano l’un l’altro increduli e stupiti, con la perplessità umana sempre priva di parole, come per dire: Ma è successo davvero ?
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L’apoteosi dei bulloni
Pubblicato Giugno 24, 2008 Storie e bozze di storie Lascia un commentoTags: auto, satira, traffico






