Spesso i bambini mostrano qualcosa del genio, sono capaci d’invenzioni astute e curiose, assolutamente originali. Viene da pensare che crescere, al contrario di quanto immaginiamo, sia più semplicemente un processo regressivo, quasi la corruzione di una facoltà virginale e originaria. Perché, forse, imparando a vivere, la nostra fantasia si contrae nella serietà, nelle abitudini e nei clichè. I bambini non hanno stereotipi di partenza, non hanno forme mentali che guidano il meccanismo d’interpretazione delle cose. Nascendo sappiamo già molto, sotto forma d’istinto e d’inconscio, poi diventiamo grandi, diventiamo seri e avviene qualcosa di molto simile all’inibizione. Una specie di morte fantastica a cui assistiamo qualche volta nel pudore degli adulti di tornare ad essere per un momento bambini. Si dice: cose da bambini, lo fanno i bambini, sei proprio un bambino. L’adulto non può permettersi l’ingenuità, pena la derisione. L’adulto, quindi, è altrove, nella sfera della maturità, della piena coscienza del sé, nel mondo dei grandi che vedono e pensano alla loro maniera. Con le metafore dei grandi, la visione dei grandi, la fantasia dei grandi. Ma che fantasia poi ? I bambini, nel loro piccolo, sono delle genialità pure, neutre, non ancora inquinate dal tempo, dalla cultura e dall’educazione.
E’ soltanto un’ipotesi, ovviamente. Non ho alcuna intenzione di sostenere che gli adulti crescendo finiscano un pò rincoglioniti.
Ieri notte la città stava per essere spazzata da un temporale. Improvvisi lampi si accendevano in cielo, come fasci di luce tra i palazzi. Un bambino passava di qui, tenuto per mano dal padre. Dopo un paio di enormi flash ha chiesto: “E’ Gesù che fa le fotografie ?”





