Un bel cielo blu polizia si stiracchia sopra i palazzi incastrando filamenti di nuvole in mezzo ai grumi di antenne, brulicanti dieci, venti, anche trenta bracci di ricezione. Giù, in basso, il rumore assordante del martello pneumatico fa tremare i vetri fino all’ottavo piano, oltre si avverte soltanto un leggero ticchettio di magnitudo 2,5.
E’ questo il richiamo primordiale che sveglia l’animale annoiato, il singhiozzo escavativo che finalmente riscuote l’ultimo ma fondamentale protagonista, l’immancabile supervisore dei lavori in corso: il vecchietto con le mani dietro la schiena. Dopo il geometra, l’operaio e il manovratore della ruspa, manca soltanto lui.
L’anziano del terzo piano, infatti, aspettava da tempo un cantiere sotto casa, lo aspettava da almeno sei mesi. Qualche settimana fa si era dovuto avventurare nel quartiere vicino, con tutti i pericoli del caso, strisce pedonali, bambini col pallone, automobilisti incazzosi, e soltanto per dare un occhiata alla banalissima sostituzione di un tombino. Il tutto era durato meno di dieci minuti.
Adesso, invece, nel momento preciso in cui ha sentito chiaro e tondo lo scoppio del martello pneumatico, gli occhi gli brillano di nuova luce. Scatta in piedi dalla poltrona in cui ristagnava pallidamente illuminato da una minuscola televisione di seconda mano e più svelto di un gatto prende il volo giù dalle le scale, più in forma di un atleta della vecchia Germania dell’Est. A passi di due e tre gradini per volta, scartando l’ascensore come fosse un ostacolo, più che mai curioso riguardo al genere, alla durata, alla complessità dei lavori, il vecchio con le mani dietro la schiena pregusta già la caratura dei lavori. Potrebbe essere la magnifica rottura di un tubo del gas oppure una più comune manutenzione delle condutture idriche, magari l’installazione di un nuovo semaforo oppure, ma sarebbe troppo, un bel cantiere che ri-pavimenta la strada, uno di quei cantieri che dureranno mesi, forse addirittura anni.
Con questi pensieri nella la testa, ormai giunto sulla soglia dell’ultimo pianerottolo prima del portone, l’anziano rallenta, si piega finalmente in avanti nella tipica postura a conchiglia e assume l’atteggiamento d’ordinanza, mesto e annoiato, congiungendo candidamente le mani dietro la schiena. Ed è così che si presenta sulla scena. Continua…







