Archivio per la categoria 'Storie e bozze di storie'

Il vecchietto con le mani dietro la schiena. Episode 1

Un bel cielo blu polizia si stiracchia sopra i palazzi incastrando filamenti di nuvole in mezzo ai grumi di antenne, brulicanti dieci, venti, anche trenta bracci di ricezione. Giù, in basso, il rumore assordante del martello pneumatico fa tremare i vetri fino all’ottavo piano, oltre si avverte soltanto un leggero ticchettio di magnitudo 2,5.

E’ questo il richiamo primordiale  che sveglia l’animale annoiato, il singhiozzo escavativo che finalmente riscuote l’ultimo ma fondamentale protagonista, l’immancabile supervisore dei lavori in corso: il vecchietto con le mani dietro la schiena. Dopo il geometra, l’operaio e il manovratore della ruspa, manca soltanto lui.

L’anziano del terzo piano, infatti, aspettava da tempo un cantiere sotto casa, lo aspettava da almeno sei mesi. Qualche settimana fa si era dovuto avventurare nel quartiere vicino, con tutti i pericoli del caso, strisce pedonali, bambini col pallone, automobilisti incazzosi, e soltanto per dare un occhiata alla banalissima sostituzione di un tombino. Il tutto era durato meno di dieci minuti.

Adesso, invece, nel momento preciso in cui ha sentito chiaro e tondo lo scoppio del martello pneumatico, gli occhi gli brillano di nuova luce. Scatta in piedi dalla poltrona in cui ristagnava pallidamente illuminato da una minuscola televisione di seconda mano e più svelto di un gatto prende il volo giù dalle le scale, più in forma di un atleta della vecchia Germania dell’Est. A passi di due e tre gradini per volta, scartando l’ascensore come fosse un ostacolo, più che mai curioso riguardo al genere, alla durata, alla complessità dei lavori, il vecchio con le mani dietro la schiena pregusta già la caratura dei lavori. Potrebbe essere la magnifica rottura di un tubo del gas oppure una più comune manutenzione delle condutture idriche, magari l’installazione di un nuovo semaforo oppure, ma sarebbe troppo, un bel cantiere che ri-pavimenta la strada, uno di quei cantieri che dureranno mesi, forse addirittura anni.

Con questi pensieri nella la testa, ormai giunto sulla soglia dell’ultimo pianerottolo prima del portone, l’anziano rallenta, si piega finalmente in avanti nella tipica postura a conchiglia e assume l’atteggiamento d’ordinanza, mesto e annoiato, congiungendo candidamente le mani dietro la schiena. Ed è così che si presenta sulla scena. Continua…

Il musicista che rompeva le viole. Spunto per una storia per bambini.

ANSA) – TORINO, 30 GEN – Durante il concerto si rompe la viola ma Yuri Bashmet, uno dei piu’ grandi violisti al mondo, ha superato l’imprevisto con grande classe. Il musicista era impegnato come direttore e solista all’Auditorium Rai di Torino nel Concerto-Poema per viola, archi e vibrafono di Roman Ledeneev, la viola, una Carlo Testori datata 1758, si e’ improvvisamente rotta. Ilarita’, una breve interruzione, poi il musicista russo ha proseguito con uno strumento del 1600 firmato Paolo Maggini.

Mi viene in mente questa storia. C’era una volta un violinista che non riusciva mai a finire un concerto, suonava con così tanta passione che gli strumenti, ad un certo punto, completamente esausti e straziati, cedevano sotto le sue stesse mani. Ogni volta il pubblico assisteva in silenzio ben sapendo come sarebbe andata a finire. Lui, il violinista più famoso del mondo, non si dava per vinto, ed ad ogni concerto, prima di cominciare, si ritirava in un angolo, dietro le quinte o nell’angolo di un magazzino, prendeva il nuovo  strumento e gli diceva alcune parole. Che fosse una tenera e timida viola del 1600 od una più moderna ed altezzosa viola ottocentesca, lui l’afferrava, la stringeva forte per l’impugnatura, e se la portava all’orecchio: Non ti preoccupare, hai capito ? Non ti farò male, abbi fiducia in me, tu devi soltanto suonare come sei capace. Ti prego, non tradirmi ? Non so più cosa significa eseguire l’ultima nota di un concerto. Ti scongiuro, concedimi il privilegio di terminare…

Entrava in sala tra gli applausi, un inchino, silenzio, un colpo di tosse e dopo il buio. Musica, signori. La prima nota e il concerto è già cominciato. Una meraviglia di suoni, un soffocato bisbiglio di flebili toni, miserie e tragedie di contrappunti, lacerante farfugliare d’emozioni. Lui il violinista che accarezza le corde come se fossero incantesimi da pronunciare, suona, suona, si rapisce e si lascia trasportare, se ne va altrove, e lo strumento soffre, prima regge, resiste, poi improvvisamente comincia a scricchiolare, steeng, si sente che trema e che vibra in modo piuttosto strano, sbiiing. Adesso la piccola viola suda un liquido chiaro, un misto di vernice e impasto di resine misteriose. La musica ondeggia come una nube, rimbalza dentro e contro le pareti della sala. All’improvviso quello che non si poteva evitare, straaatch, salta una corda, e sbeeng, se ne spezza un’altra ancora. Silenzio assoluto. Il musicista piange sconsolato. La viola, finalmente, respira, abbondata sul palco tra uno spartito e la sedia. Un grande applauso inonda il teatro e poi, di colpo, si accendono le luci. Lui ringrazia, raccoglie la viola e la ripone nella sua custodia. Domani la farà riparare.

E’ solo un’idea, potrebbe finire diversamente. Che gli strumenti si rompono perché lui ha un modo di suonare troppo violento e cattivo. Che le viole non si lasciano suonare da lui, perché presuntuoso, perché distaccato, vanitoso, un narciso del palcoscenico che non riconosce l’arte del legno musicale. Oppure. Oppure. Oppure. Ci sono molti altri tagli e molti altri finali. Meno malinconico e più comico, con le viole che spernacchiano invece di fare i Do diesis. Ma una cosa è certa, se venisse scritto non finirebbe così.

Il rapinatore di chewingum. Storie da cui nascono altre storie.

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Quando la realtà supera, o eguaglia, la fantasia. Quando, cioè, le storie di tutti i giorni sono così strane, curiose e fantastiche, che il protagonista potrebbe diventare un personaggio. Capita così di accorgersi come la vita, o chi per lei, diciamo forse l’uomo, abbia davvero un’immaginazione fuori dal comune.

(ANSA) – PALERMO, 19 NOV – Un uomo a volto coperto e’ entrato in una tabaccheria a Palermo, ha agguantato l’espositore delle gomme da masticare ed è fuggito. L’uomo è entrato nel negozio, in via Ruggerone, col volto coperto da un casco integrale e si è subito avvicinato alla cassa. Davanti a un attonito proprietario ha preso l’espositore con decine di pacchetti di chewingum ed è fuggito. Al titolare del negozio non è rimasto che denunciare il furto alla polizia.

Viene da chiedersi se fosse troppo goloso oppure se a casa ci fosse una folta schiera di bambini ad aspettarlo. Sennò, per quale altra ragione avrebbe potuto rubare delle gomme americane ?
Forse è stato soltanto uno scherzo e aveva una pistola giocattolo. Oppure voleva impossessarsi dei soldi e poi non se l’è sentita, quindi ha avuto un rimorso di coscienza. Cose che capitano, oggigiorno. La gente in fondo è più buona di quanto non si creda.
Può anche darsi che si stesse esercitando per una rapina più importante, così ha deciso di fare una prova nel primo posto che gli è capitato a tiro. “Mani in alto, questa è una rapina, mi dia tutti tutti chewing gum che ha. Si muova lentamente e non faccia scherzi”.
Però c’è un’altra possibilità. Potrebbe aver trafugato un chilo di cicche perchè aveva un piano: masticarle e sputarle da qualche parte sopra un marciapiede. Non so perchè ma ho la sensazione che qualcuno ci finirà sopra. Ad ogni modo, sarebbe piuttosto intrigante se vivessimo in un mondo di rapinatori di caramelle e ricettatori di bon bon.

L’apoteosi dei bulloni

Improvvisamente tutte le auto si bloccarono, si spensero i motori e fu silenzio. Un uccello in volo girò la testa verso il basso. Crac, partì un bullone, strok, saltò un vite, spring, scricchiolò un rivetto. L’uccello smise di battere le ali per capire. Poi un altro sparo, uno schiocco, quindi un colpetto. Due uomini con le auto affiancate si guardarono per un istante breve. La signora con il cane sul sedile abbassò lentamente il finestrino a mano. Gnic, gnic. Silenzio. C’era una fila interminabile di vetture che andava verso la città e un altra fila enorme che usciva. String. Partì un altro bullone, che con un breve fischio andò a conficcarsi al centro del cartello stradale. Reggio Emilia. Rimini 193.E poi fu l’imprevedibile, l’inevitabile, la conclusione. Un concerto metallico di cerniere, un frigolare schiodante di saldature, un alterco scomposto di spasmi, vibrazioni e giunture. Si staccò un paraurti, cadde di lato una portiera, il baule del coupè precipitò indietro. Clang. Ci volle un attimo. Nel breve spazio di un secondo tutte le auto si aprirono come fiori sbocciati. Schiantarono al suolo in un fragore di metalli, di plastica e di vetri. Una pneumatico rotolò solitario in mezzo alla strada. In tutta la città, ogni automobile, ogni furgone, ogni camioncino, si era aperto in mille pezzi come un’anguria affettata. E gli uomini rimasero lì con il volante in mano. Migliaia di conducenti, autisti, impiegati ed avvocati erano fermi seduti sul sedile, in mezzo alle lamiere, composti e precisi come manichini. Con le mani avanti a ore 10.10. Si guardavano l’un l’altro increduli e stupiti, con la perplessità umana sempre priva di parole, come per dire: Ma è successo davvero ?


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  • Solo un'idea. In Italia c'è una grandissima e fortissima maggioranza di persone che credono di avere sempre ragione. 1 month ago
  • Sto cercando un libro: Sergej Ciacotin, "Tecniche delle propaganda politica", 1964. E' difficile da reperire. Infatti sembra molto attuale. 1 month ago

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