Leggo da qualche parte che è in uscita “Nudo”, un nuovo libro, con tanto di codice ISBN, prefazione e poi solo pagine bianche. E’ in vendita a cinque euro, pubblicato dalla casa editrice Giovane Holden (già tutto un programma).
“Nudo” è la metafora del “non c’è più niente da scrivere tranne scrivere qualsiasi cosa”. Gli autori sostengono che “chiunque vi legge ciò che vuole”, parlano di provocazione ma anche di invito alla riflessione, cioè l’adagio classico delle operazioni che si nascondono dietro il paravento dell’artisticità. La scusa notoria di chi s’inventa un significato quando sa benissimo che l’oggetto ha poco o non ha alcun senso.
Che cos’è allora o, meglio, che cosa dovrebbe essere “Nudo” ? Forse un diario, magari un taccuino oppure l’invito alla scrittura ? Il libro bianco, anzi il libro “nudo”, non è altro che l’ennesima testimonianza dell’incapacità di produrre nuovo senso, è la palese ammissione dell’odierno corto circuito creativo, che si ripete, rivisita, riedita, e finge di produrre non facendo altro che citare, amalgamare e ricombinare. Questo perchè siamo piombati, per nostro eccesso di entusiasmo, dentro un’universo ingorgato di segni che si calpestano e si schiacciano a vicenda. “Nudo” è dunque il modo di certificare una scoperta attualissima ma già vecchia nel modo più ingenuo possibile, dove per non commettere alcun errore non si afferma nulla, s’incornicia il vuoto e si lascia spazio al tutto. Nemmeno Barthes, forse, avrebbe azzardato tanto, ben sapendo che andare oltre la teorizzazione si sfora il grado zero dell’ingenuità comica. Non c’era bisogno di farlo presente, “nudo” vorrebbe annunciare e sentenziare l’infarto della comunicazione. C’è talmente tanta polvere in giro che qualcuno non trova di meglio che offrirci una gabbia di vetro dicendo che dentro c’è aria pulita. Ma che bravi. Soprattutto, originali. L’ennesima parola “fine” mascherata da silenzio, quando l’unica cosa da fare sarebbe tacere per davvero. Non ditelo, perchè tanto lo sappiamo tutti.
Mi chiedo: ma c’era davvero bisogno di questa provocazione ? Ma che cosa provoca poi ? Nell’epoca delle parole solubili sciolte in bicchiere o frullate ovunque dentro qualsiasi media, spazio o contenitore, io, per esempio, non mi sento affatto provocato, tutt’al più mi sento spazientito. Ben venga anche lui, comunque, tanto per parlarne forse non ci sarà nemmeno bisogno di comprarlo.





