Archivio per la categoria 'Costume e Manichini'

Cani con mollette

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C’era davvero bisogno di conciarli così ? Se fossi un cane mi vendicherei pisciando ovunque, tranne dove dice chi mi ha esposto al senso del ridicolo dell’intera umanità. Provate ad immaginare i loro padroni. Che cosa mai passerà nella testa di un essere umano che costringe il suo cane a ridursi come un pupazzo di peluche ? Quello di sinistra ha qualcosa di un maestro zen. Quello al centro sembra un parruccone del settecento sopra un cavalletto con babbucce. L’ultimo è il mocio vileda delle pulizie.

I padroni vi diranno che loro vogliono bene agli animali, che loro amano i propri cani. Ma non è che siete invece cresciuti male e adesso i pupazzi li prendete vivi ?
Un tempo si pettinavano le bambole adesso s’infilano mollette ai barboncini. Eppure anche gli animali, sappiate, hanno la loro dignità. La natura esige che le si porti rispetto.

E’ come se io avessi un aquila reale da compagnia, le sono profondamente affezionato e ne vado molto fiero. Che cosa accadrebbe se, per amore, le mettessi un casco da pilota e gli adesivi della RAF ?

Seriosità. La donna con gli occhiali da sole

Centro commerciale. Esterno giorno. Una donna ben vestita ma troppo magra s’infila dentro la porta automatica con passo rapido e deciso. Indossa un tailleur corto, scarpe col tacco di vernice, un foulard al collo allacciato stretto come un nastro da pacchi e due enormi occhiali da sole. Non è bella, ha la bocca impiastricciata di rossetto e i suoi capelli neri, raccolti all’indietro, non le conferiscono affatto quell’aria che immagina di avere. E’ una donna come molte le altre, grigia nonostante i colori che indossa, nervosa sebbene voglia apparire decisa, e c’è qualcosa di meccanico in ogni suo movimento, come un attrito, un cigolio, qualcosa di poco equilibrato. E’ un fantomatico punto morto. Eppure il suo modo di fare è presuntuoso, si fa strada in mezzo al gente come se non avesse tempo da perdere, scosta chi la ingombra guardando di traverso. Il punto morto ha un corrispondente accessorio, gli occhiali da sole grandi più o meno quanto la fronte, troppo larghi e troppo appariscenti. Vista così fa sorridere, sembra un insetto, una mosca al microscopio, un’astronauta lanciato sulla terra in mezzo ai carrelli della spesa. Ma in molti la guardano, vuoi per il vestito o per il modo di fare, così quanto più la guardano tanto più lei s’inorgoglisce e si sente bella, osservata e invidiata. Che avete da guardare ? Sono di un’altra specie io. Infatti. Il triangolo perfetto del comico si sovrappone al triangolo perfetto del drammatico, non ci sono sbavature. La donna fa sorridere e fa intristire, in pratica fa compassione. Lei non ne sa nulla, certo, questa è la grande tragedia umana. Il meritato destino di chi vive allo specchio e non sa mettersi gli occhi degli altri. Proprio per questo la vita reale, quella del sudore e delle cose concrete, è molto più impietosa del semplice scherno, è un inferno di risate e di sghignazzi, fatti in silenzio e così piano che la vittima può continuare a credere che la stiano ammirando. Povera ingenuità. Non le viene per nulla il sospetto che qualcuno possa ridere di lei.

Museo Italia

Sembra che al Ministero dei Beni culturali sia pronto un nuovo marchio per il nostro paese, messo a punto dai due consiglieri particolari del Ministro Bondi, Elkann (giornalista) e Resca (ex-manager McDonald). Si chiamerà “Museo Italia”. Mai nome fu più appropriato.
Dall’estero verranno qui, pagheranno il biglietto e ci guarderanno dentro le nostre teche di vetro. Si cercano candidature per mummia e animale impagliato. Del resto siamo fermi ad una ventina di anni fa e non possiamo far altro che spolverare la chincaglieria quando arrivano gli ospiti per la cena.
Museo Italia, dicono al ministero, sarà una grandissima occasione per valorizzare il nostro patrimonio culturale e le incredibili emergenze artistiche, un modo per accentuare la vocazione primaria del nostro paese. Giusto, quella di essere un museo, cioè poco più di un parco per divertimenti. Personalmente mi piacerebbe vestirmi da antico romano. Chiedo troppo ?

Il nuovo Far West italiano

Cinese violenta amante e si uccide; Ansa – Prato, 11 Feb
Camorra: uccisi due uomini del clan Moccia: Ansa – Napoli – 11 Feb
Grave Uomo Avvolto Dalle Fiamme, Forse Suicidio; Adnkronos – Roma – 11 Feb
Sparatoria nel Parmense, un morto; Ansa – Parma -10 Feb
Rapine in villa: spara il padrone di casa, ucciso albanese; Ansa – Caserta – 10 Feb

Regolamenti di conti, litigi, rapine, gelosie, se non è far west questo, ditemi che cosa ci vuole. La gente perde la testa e spara, litiga e spara, tenta di rapinarti e, giustamente, viene sparata. Le pistole sono tornate ad essere l’unica vera argomentazione, proprio come nei film di cow-boy. Al posto dei cavalli abbiamo le automobili, invece del cinturone la fondina, dentro la giacca o nel risvolto dei pantaloni. Non ci sono i saloon ma noi abbiamo i bar, non ci sono gli whisky bevuti d’un fiato ma ci sono le tiratine di coca fatte di strafogo, piegati sul sedile, con la puzza gas di scarico che fa un po’ d’atmosfera.
Il prete, come allora, passa a benedire, ogni tanto suonano le campane e il becchino non arriva più con il carro, oggi no, c’è l’ambulanza, che consegna il cadavere dritto dentro la bara. L’obitorio, più o meno, è sempre uguale. Gli sceriffi non hanno la stella ma portano ancora gli stivali mentre le vecchiette si girano dall’altra parte spaventate, proprio come facevano in Arizona. Sotto il porticato (da noi davanti ad una vetrina) gli uomini che non hanno le pistole, o ridono o si fanno il segno della croce. Quando ne avranno bisogno, le armi, sapranno dove procurerarsele anche loro.

Ditemi voi se questa Italia non è meravigliosamente da Far West. C’è soltanto una cosa: noi non abbiamo quegli scenari panavision mozzafiato, qui da noi ci sono i capannoni, i concessionari e le villette a schiera, e in più la polvere non ha la poesia delle piste battute dai cavalli, qui da noi è il catrame che si frantuma.

Sul volume alto della pubblicità

E’ il vecchio discorso dei cani di Pavlov, un po’ alla lontana certo, e non così platealmente, ma senza dubbio almeno nelle intenzioni e nel progetto degli ingegneri comunicazionali, gli scienziati mercatanti, quello, dicevo, di darci una bella scossa di volume quando cambiano le immagini dal programma che stiamo guardando alla pubblicità. Sei seduto davanti al quiz, al telefilm, alla partita ? Pubblicità, boom: prima sentivi piano adesso sei davanti alla cassa di un concerto live. Giusto per svegliarci dal torpore del divano, dall’imminente sonno o magari per toglierci dalla testa quei nostri parzialmente inutili e bitumosi pensieri. Insomma. Vogliono che rizziamo le antenne, non siamo forse formiche ? Chi di voi non ha almeno una volta afferrato con rabbia il telecomando, dicendo ma che succede ? Che diavolo è ? Abbassa quel volume ! Per poi mettere tutto a zero, stop, fine, spegnieccheccazzo, fiuuuu, che bello il silenzio. Meno male che ogni tanto lo riscopriamo.
Sono veramente stupidi, quelli del marketing: non hanno ancora capito che così ottengono l’effetto contrario. Come può pretendere lo scienziato della vendita, l’alchimista mediatico d’emozioni&aspirazioni&sentimenti, il mefistofele ridacchiante del “te lo faccio comprare io”, come può, dicevo, pretendere di corteggiare la nostra attenzione, suaderci, lisciarci, avere distillate le nostre fusa, se le uniche reazioni in noi, tele-aspettatori, sono, nell’ordine: stizza, risentimento, compassione (per il trucco) e distacco (nel senso che sì, han ragione, meglio fare altro che la televisione…) ?
Certo non tutti ragioneranno così, ma si sa, ne bastano pochi, poi verranno gli altri.
Tralasciamo pure il fatto che in un paese civile il volume della pubblicità dovrebbe ABBASSARSI, e notevolmente, rispetto al volume del programma che interrompe. Ma certe speranze, almeno in questo decennio, qualcuno ormai le ha decisamente abbandonate.
E meno male che la Tv è sul viale del tramonto, meno male che tra pochissimo tempo saremo noi a decidere tutto, e non solo l’audio; perché se malauguratamente fossimo rimasti ancora dipendenti da questo binario catodico-digital-satellitare, finiva che ci sbatacchiavano le orecchie non solo con la campanella, finiva che spuntava dal televisore una fantasmagorica mano 3D in grado ti spararti una botta in testa. E Invece, e per fortuna, il nostro mondo, col suo progresso, gira più veloce dei cervelli a rotelle in brainstorming permanente; gira più veloce, la rete, della persuasione fatta clava. Ad ogni modo, io, una mazza da baseball vicino al divano me la tengo sempre. Non si sa mai. Oltre che tenere l’audio sparato a zero: le partite di calcio sono meravigliose e sono più interessanti anche i telefilm.

Il ciclista con le pile

M’è capitato di vedere, già da un po’ di tempo, alcune persone che vanno in giro in bicicletta senza pedalare. Sono immobili in sella, lo sguardo fisso in avanti, e la bici si sposta lentamente con un ronzio. Questi “alieni” si stanno diffondendo nelle città al ritmo della bicicletta elettrica.
Sarà la lentezza della locomozione, sarà la posa assunta, come di manichini, ma l’impressione che fanno è quella di scivolare sopra un tapis roulant, quasi mossi da una forza oscura. Questi “rinnegatori” del congegno meccanico della pedivella, usata qui soltanto come piedistallo,  sembrano dei giocattoli incollati al manubrio. Avete presente quei playmobil che, se li togli, rimangono a braccia aperte e gambe divaricate ? Lasciano, per dire, uno strano sapore di deja-vu, d’animazione elettronica, un blocco spazio temporale, come di falla o di baco nel sistema. E’ in bicicletta, percepisci, ma non pedala. Probabilmente ci dovremo abituare.
Eppure, diciamo la verità, sarebbero in parte scusati quei passeggeri che hanno problemi di deambulazione, anziani od ammalati, ma, come invece è capitato a me, va forse compresa quella  giovane donna, bella e in forma, fisico slanciato e tacchi a spillo, con ogni evidenza appena uscita dal salone di acconciatura ? Forse non voleva spettinarsi.
Qualche tempo fa questi “ciclisti da fermo” sembravano ancora imbarazzati, quasi si scusavano della loro estraneità, adesso capita di vederli sempre più a loro agio, addirittura presuntuosi e guardano come dire: Non vedi che sono in elettrica ?

Tolte le ragioni, tutte da vedere, dell’ecologismo e tolte le contro ragioni, più logiche, del salutismo, lasciando pur perdere discorsi tipo la praticità, la comodità o circa un eventuale ipotetico “progresso”, dimenticando, da parte nostra, anche dell’effetto giocattolo a molla, tralasciando tutto, cioè, non rimane forse evidente un unico incontestabile paradosso ? Che la bicicletta è fatta per pedalare ? Mentre mezza europa va pedalando come una matta noi, qui in Italia, non vediamo l’ora del teletrasporto con i cerchi e i raggi. Sarebbe meglio, se proprio vogliono una “locomozione” (da locomotiva), che almeno si prendano un motorino.


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  • Solo un'idea. In Italia c'è una grandissima e fortissima maggioranza di persone che credono di avere sempre ragione. 1 month ago
  • Sto cercando un libro: Sergej Ciacotin, "Tecniche delle propaganda politica", 1964. E' difficile da reperire. Infatti sembra molto attuale. 1 month ago

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