Sto per fare un discorso improbabile, ma non è patetico e non vuole essere di moralismo animalista. E’ una semplice osservazione. Vi siete mai avvicinati ad un camion per il trasporto degli animali ? Mi è successo qualche giorno fa. La prima cosa che ho visto è stato un maiale con gli occhi azzurri. C’erano molti suini, grandi e grossi, come siamo soliti immaginarli, tutti ammassati uno contro l’altro, stretti in uno spazio di tre metri per dieci. Grugnivano disperati con quel loro verso stridente e improvviso, un rantolo soffocato che aspirano verso l’interno. Molti giravano su se stessi e cercavano un’improbabile via di fuga. Qualcuno di loro aveva gli occhi scuri, qualcuno gli occhi verdi, quello che ho guardato in faccia io aveva gli occhi azzurri. Trasparenti e profondi, come quelli di una biondina o di un ragazzo norvegese. Si è arrotolato spingendo gli altri, ha cercato scampo a destra e a sinistra, poi è rimasto lì a fissarmi attraverso le sbarre. Mi vedeva, certo, e soprattutto stava pensando a qualcosa.
Ora, chi mai ha visto da vicino i maiali, cioè dal vero, sa che sono decisamente brutti, sporchi e anche abbastanza ridicoli, con quelle gambe corte, sottili, montate su di un corpo enorme, nemmeno rotondo ma rigonfiato e ovale, con la testa poderosa e il collo indistinto, ma, soprattutto, con quel loro muso schiacciato e i due fori del naso che hanno decretato la fama grafica e l’iconografia di questo bizzarro animale. I suini (altro, chissà perchè, orribile sinonimo), poi, sono ricoperti di peli, sparsi qua e là sopra una pelle innaturalmente rosa, e sono per lo più ricoperti di mosche. Per ultimo, puzzano da morire. Tutto vero, ovvio, risaputo.
Ma forse, proprio in virtù di questa loro goffa fisionomia, della loro ridicola conformazione, in definitiva, per via della loro bruttezza colorata a pastello rosa, sono diventati “simpatici” protagonisti di molte storie, dalle favole alla letteratura, dal cinema alla televisione. In pratica il maiale è forse così ripugnante, dal vivo, che abbiano sentito il bisogno, in qualche modo, di risarcirlo, esorcizzandone la detestabilità e riesumando invece la sua versione gradevole, divertente. I maiali, solo per fare un esempio, piacciono molto ai bambini.
Eppure non pensiamo, facendone dei personaggi, che diventano i nostri prosciutti, gli insaccati e molto altro per le nostre gozzoviglie. Fin qui tutto normale, cioè, mica tanto, eppure quanto basta per l’ovvia e ormai connaturata, fisiologica, ipocrisia dell’umana società moderna.
Qualcuno potrà sorridere ma vi invito a farlo, quando mai capiterà: guardate in faccia un maiale (ma può funzionare anche con una mucca o con un tacchino), guardatelo negli occhi, fermatevi a scrutare quello che ha in mente, come di solito si fa con gli altri esseri della nostra specie. Soprattutto cercate di vedere di che colore ha gli occhi. Capirete che cosa voglio dire. Guardatelo negli occhi e vi accorgerete che sta pensando a qualcosa. Credo che serva molto di più di un qualsiasi discorso animalista. Per quanto mi riguarda c’è una cosa che ha continuato a frullarmi per la testa, se quel maiale con gli occhi azzurri fosse un “uomo” o una “donna”.