Archivio per Novembre 2008

Anti-Manichini: quando gli uomini sono vivi

Imprimeva l’orma del sedere sulle vetrine: arrestato

Appoggiava il deretano sui vetri - Oggi chi vuole lasciare il segno della propria identità lo fa con le chiappe. A Valentie in Nebraska, riferisce l’Associated Press, un uomo di 35 anni di cui non si conosce il nome, è sospettato di aver lasciato impressa l’orma del suo sedere sulle vetrine dei negozi, e le finestre di chiese e scuole. Nottetempo e nella stagione calda, per ovvi motivi, si spalmava della vaselina e appoggiava il didietro sulle vetrate lasciando la forma chiara.

Lo ha fatto per mesi - Un’attività che ha portato avanti per due estati e che ha causato notevoli seccature ai commercianti della città, e agli addetti alle pulizie, costretti a pulire e sgrassare i vetri troppo di frequente. La cosa doveva divertire parecchio l’uomo visto che in una sola notte riusciva a lasciare talmente tanti segni da far pensare alla polizia di essere davanti a un’azione di gruppo. Ora però dopo le indagini ritengono che l’”artista” sia uno solo, proprio l’uomo che hanno arrestato. (Da Tiscali Notizie)

E’ un modo come un altro per lasciare il segno, per rivendicare la propria libertà ? E’ forse una forma d’arte ?  Oppure semplicemente uno scherzo, una burla ? Sarebbe interessante sapere se il “nostro uomo” è assolutamente sano di mente oppure non completamente al suo posto. Ma, alla fine, che differenza fa ?  Un bel personaggio, non c’è che dire.

Il rapinatore di chewingum. Storie da cui nascono altre storie.

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Quando la realtà supera, o eguaglia, la fantasia. Quando, cioè, le storie di tutti i giorni sono così strane, curiose e fantastiche, che il protagonista potrebbe diventare un personaggio. Capita così di accorgersi come la vita, o chi per lei, diciamo forse l’uomo, abbia davvero un’immaginazione fuori dal comune.

(ANSA) – PALERMO, 19 NOV – Un uomo a volto coperto e’ entrato in una tabaccheria a Palermo, ha agguantato l’espositore delle gomme da masticare ed è fuggito. L’uomo è entrato nel negozio, in via Ruggerone, col volto coperto da un casco integrale e si è subito avvicinato alla cassa. Davanti a un attonito proprietario ha preso l’espositore con decine di pacchetti di chewingum ed è fuggito. Al titolare del negozio non è rimasto che denunciare il furto alla polizia.

Viene da chiedersi se fosse troppo goloso oppure se a casa ci fosse una folta schiera di bambini ad aspettarlo. Sennò, per quale altra ragione avrebbe potuto rubare delle gomme americane ?
Forse è stato soltanto uno scherzo e aveva una pistola giocattolo. Oppure voleva impossessarsi dei soldi e poi non se l’è sentita, quindi ha avuto un rimorso di coscienza. Cose che capitano, oggigiorno. La gente in fondo è più buona di quanto non si creda.
Può anche darsi che si stesse esercitando per una rapina più importante, così ha deciso di fare una prova nel primo posto che gli è capitato a tiro. “Mani in alto, questa è una rapina, mi dia tutti tutti chewing gum che ha. Si muova lentamente e non faccia scherzi”.
Però c’è un’altra possibilità. Potrebbe aver trafugato un chilo di cicche perchè aveva un piano: masticarle e sputarle da qualche parte sopra un marciapiede. Non so perchè ma ho la sensazione che qualcuno ci finirà sopra. Ad ogni modo, sarebbe piuttosto intrigante se vivessimo in un mondo di rapinatori di caramelle e ricettatori di bon bon.

I maiali hanno gli occhi azzurri

Sto per fare un discorso improbabile, ma non è patetico e non vuole essere di moralismo animalista. E’ una semplice osservazione. Vi siete mai avvicinati ad un camion per il trasporto degli animali ? Mi è successo qualche giorno fa. La prima cosa che ho visto è stato un maiale con gli occhi azzurri. C’erano molti suini, grandi e grossi, come siamo soliti immaginarli, tutti ammassati uno contro l’altro, stretti in uno spazio di tre metri per dieci. Grugnivano disperati con quel loro verso stridente e improvviso, un rantolo soffocato che aspirano verso l’interno. Molti giravano su se stessi e cercavano un’improbabile via di fuga. Qualcuno di loro aveva gli occhi scuri, qualcuno gli occhi verdi, quello che ho guardato in faccia io aveva gli occhi azzurri. Trasparenti e profondi, come quelli di una biondina o di un ragazzo norvegese. Si è arrotolato spingendo gli altri, ha cercato scampo a destra e a sinistra, poi è rimasto lì a fissarmi attraverso le sbarre. Mi vedeva, certo, e soprattutto stava pensando a qualcosa.
Ora, chi mai ha visto da vicino i maiali, cioè dal vero, sa che sono decisamente brutti, sporchi e anche abbastanza ridicoli, con quelle gambe corte, sottili, montate su di un corpo enorme, nemmeno rotondo ma rigonfiato e ovale, con la testa poderosa e il collo indistinto, ma, soprattutto, con quel loro muso schiacciato e i due fori del naso che hanno decretato la fama grafica e l’iconografia di questo bizzarro animale. I suini (altro, chissà perchè, orribile sinonimo), poi, sono ricoperti di peli, sparsi qua e là sopra una pelle innaturalmente rosa, e sono per lo più ricoperti di mosche. Per ultimo, puzzano da morire. Tutto vero, ovvio, risaputo.
Ma forse, proprio in virtù di questa loro goffa fisionomia, della loro ridicola conformazione, in definitiva, per via della loro bruttezza colorata a pastello rosa, sono diventati “simpatici” protagonisti di molte storie, dalle favole alla letteratura, dal cinema alla televisione. In pratica il maiale è forse così ripugnante, dal vivo, che abbiano sentito il bisogno, in qualche modo, di risarcirlo, esorcizzandone la detestabilità e riesumando invece la sua versione gradevole, divertente. I maiali, solo per fare un esempio, piacciono molto ai bambini.
Eppure non pensiamo, facendone dei personaggi, che diventano i nostri prosciutti, gli insaccati e molto altro per le nostre gozzoviglie. Fin qui tutto normale, cioè, mica tanto, eppure quanto basta per l’ovvia e ormai connaturata, fisiologica, ipocrisia dell’umana società moderna.
Qualcuno potrà sorridere ma vi invito a farlo, quando mai capiterà: guardate in faccia un maiale (ma può funzionare anche con una mucca o con un tacchino), guardatelo negli occhi, fermatevi a scrutare quello che ha in mente, come di solito si fa con gli altri esseri della nostra specie. Soprattutto cercate di vedere di che colore ha gli occhi. Capirete che cosa voglio dire. Guardatelo negli occhi e vi accorgerete che sta pensando a qualcosa. Credo che serva molto di più di un qualsiasi discorso animalista. Per quanto mi riguarda c’è una cosa che ha continuato a frullarmi per la testa, se quel maiale con gli occhi azzurri fosse  un “uomo” o una “donna”.

Il ciclista con le pile

M’è capitato di vedere, già da un po’ di tempo, alcune persone che vanno in giro in bicicletta senza pedalare. Sono immobili in sella, lo sguardo fisso in avanti, e la bici si sposta lentamente con un ronzio. Questi “alieni” si stanno diffondendo nelle città al ritmo della bicicletta elettrica.
Sarà la lentezza della locomozione, sarà la posa assunta, come di manichini, ma l’impressione che fanno è quella di scivolare sopra un tapis roulant, quasi mossi da una forza oscura. Questi “rinnegatori” del congegno meccanico della pedivella, usata qui soltanto come piedistallo,  sembrano dei giocattoli incollati al manubrio. Avete presente quei playmobil che, se li togli, rimangono a braccia aperte e gambe divaricate ? Lasciano, per dire, uno strano sapore di deja-vu, d’animazione elettronica, un blocco spazio temporale, come di falla o di baco nel sistema. E’ in bicicletta, percepisci, ma non pedala. Probabilmente ci dovremo abituare.
Eppure, diciamo la verità, sarebbero in parte scusati quei passeggeri che hanno problemi di deambulazione, anziani od ammalati, ma, come invece è capitato a me, va forse compresa quella  giovane donna, bella e in forma, fisico slanciato e tacchi a spillo, con ogni evidenza appena uscita dal salone di acconciatura ? Forse non voleva spettinarsi.
Qualche tempo fa questi “ciclisti da fermo” sembravano ancora imbarazzati, quasi si scusavano della loro estraneità, adesso capita di vederli sempre più a loro agio, addirittura presuntuosi e guardano come dire: Non vedi che sono in elettrica ?

Tolte le ragioni, tutte da vedere, dell’ecologismo e tolte le contro ragioni, più logiche, del salutismo, lasciando pur perdere discorsi tipo la praticità, la comodità o circa un eventuale ipotetico “progresso”, dimenticando, da parte nostra, anche dell’effetto giocattolo a molla, tralasciando tutto, cioè, non rimane forse evidente un unico incontestabile paradosso ? Che la bicicletta è fatta per pedalare ? Mentre mezza europa va pedalando come una matta noi, qui in Italia, non vediamo l’ora del teletrasporto con i cerchi e i raggi. Sarebbe meglio, se proprio vogliono una “locomozione” (da locomotiva), che almeno si prendano un motorino.

Ringtone

 

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Avete mai provato a non rispondere ad un telefono che squilla ? Cioè, intendo, che sia quello di casa o un cellulare, quando sentite il trillo, beh, disenteressarsi e far finta di niente. Non leggere nemmeno il nome del chiamante. Aspettare. Rimanere in silenzio per trenta secondi o per due minuti, finchè non smette, fino a quando non avrà finito. Zitti, senza muoversi, lasciando il campanello a gracchiare nella stanza, fino al punto in cui la persona dall’altra parte non vi cerca più.
Perché diavolo devo rispondere, ti chiedi. Adesso non ne ho voglia. Devo proprio parlare con qualcuno ? Per quale stramaledetta ragione un campanello deve farmi alzare da qui, sollevare una cornetta e dire pronto, parlate pure ? Perché mi avete interrotto ? Qualsiasi cosa stessi facendo, dal puro nulla sul divano allo sguardo perso lungo una pista di formiche, che io stessi piantando un chiodo o accendendo la lavatrice, non ho forse il diritto di preservare la mia continuità ? Ebbene, come essere pensante, rivendico il desiderio della ferma volontà di non reagire ad un impulso. Drin ? Chissenefrega. Per qualche oscura ragione non rispondere al telefono dà una straordinaria sensazione di libertà. Non sono mica un circuito integrato, per dio.